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"La Sanità Picena tra budget, frustrazioni e mobilità attiva" di Guido Castelli


La sensazione che si avverte tra Ascoli e San Benedetto, sul piano sanitario, è quella di una frustrazione molto diffusa tra il personale medico e paramedico. Si vorrebbe fare meglio e di più ma l'organizzazione complessiva non consente di erogare salute come sarebbe giusto e come si potrebbe. Mancano risorse, mancano medici, mancano infermieri. Mancano nel senso che la capacità e la qualità del nostro personale potrebbe garantire molta più assistenza se le dotazioni umane e strumentali fossero più vicine alle esigenze dei reparti. Oggi nel corso della conferenza dei servizi di area vasta ho provato a spiegare come una parte non trascurabile della carenze che affligge l'area vasta 5 non dipende da valutazioni e scelte locali. Dipende al contrario dal BUDGET, o meglio dal tetto di spesa, che la Regione e l'Asur assegnano annualmente alle varie aree vaste. Purtroppo nel caso del Piceno, il meccanismo del budget subisce una serie di distorsioni che penalizzano fortemente gli Ospedali di Ascoli e San Benedetto. Mi spiego: innanzitutto il budget non tiene conto delle eventuali performance virtuose maturate in sede territoriale. Mi riferisco ad esempio, per quanto riguarda l'AV5, alla spesa farmaceutica. Abbiamo quella più bassa delle Marche ma, sul piano del budget, la cosa non rileva. Ma c'è di peggio. I nostri medici effettuato prestazioni di qualità anche in favore di pazienti residenti nelle Marche ma provenienti da altre aree vaste (specie Fermo e Macerata). I costi di queste prestazioni (più di di un milione di euro) sono cresciuti del 9,76% tra il 2015 e il 2016 ma non ci vengono riconosciuti. Questo meccanismo determina un'erosione del nostro budget senza che questo aspetto venga tenuto in minima considerazione. Ancora più paradossale è la situazione della mobilità attiva extra regionale. La quantità di prestazioni rese in favore di pazienti abruzzesi, laziali ed umbri, già molto alta, è ulteriormente aumentata del 18,70% negli ultimi 12 mesi. Le prestazioni di otorino, oculistica, emodinamica, ortopediche ma anche di chirurgia e neurologia fanno la parte del leone. Le regioni di provenienza rimborsano il SSR del costo di queste prestazioni ma incredibilmente queste risorse non vengono restituite alla nostra area Vasta. Solo a titolo di rimborso di farmaci oncologici ad alto costo (FILE F), la Regione nel 2016 ha trattenuto rimborsi per più di 350.000 euro pagati acquistati dal servizio oncologia dell'area vasta 5 per la terapia di pazienti non residenti. La regione e l'Asur, semplifico, si "arricchiscono" con le prestazioni erogate (doverosamente) in favore di pazienti non marchigiani dai nostri due ospedali. C'è qualcosa evidentemente che non va in un sistema che prevede un meccanismo che produce un "definanziamento di fatto" della sanità del confine Sud delle Marche. Dico SUD e non NORD in quanto a Pesaro (dove peraltro si fa pochissima mobilità attiva) operano già da tempo accordi di confine che, unitamente, all'autonomia aziendale riconosciuta all'Ospedale "San Salvatore" regolano diversamente la problematica del budget. Insomma: l'organizzazione del servizio sanitario regionale, così come delineata dalla L.r. 13/03, va radicalmente ripensata. Il Piceno deve essere liberato da un meccanismo che ne deprime il potenziale sanitario.  E senza questo ripensamento preventivo, non ha neppure senso parlare di un Ospedale Unico del Piceno. Non si può iniziare dal tetto a costruire una casa. Questo è un compito della politica, in particolare, della Giunta Regionale, che deve chiarire se l'obiettivo è quello della massimizzazione del risparmio a carico del territorio piceno oppure una diversa e più efficiente organizzazione del servizio di salute. Ceriscioli, se ci sei batti un colpo.